La vicenda dell’Albaneta di Montecassino

 

Nei primi giorni dello scorso mese di dicembre, la zona dell’Albaneta di Montecassino, ossia l’area che circonda i ruderi dell’antico convento di Santa Maria dell’Albaneta, dove nel 1944 si svolsero i più accaniti combattimenti per la conquista di Montecassino e dove si trovano i tre monumenti realizzati dai soldati del 2° Corpo polacco a perenne memoria del sacrificio di tanti loro commilitoni, è diventata inaspettatamente il luogo di una iniziativa a carattere ludico-commerciale denominata “il Villaggio di Natale” messa in atto da un imprenditore privato grazie ad un contratto di affitto di tutta l’area stipulato con i monaci dell’abbazia di Montecassino, proprietari dei terreni.

Solo per accedere al villaggio bisognava pagare un “pedaggio” di 5 euro a persona in corrispondenza di un cancello posto a chiusura della strada per l’Albaneta. Poiché la stessa strada serve anche per andare verso i monumenti polacchi, ne conseguiva che coloro che avessero voluto visitare i monumenti dovevano pagare 5 euro a persona.

Gli allestimenti del “Villaggio” tra l’altro erano stati collocati in punti particolarmente significativi per la memoria dei soldati polacchi, come l’area della “vecchia cava”, ossia la cava da cui furono estratte le pietre per realizzare il cimitero militare polacco. In questo punto uno dei cippi segnaletici verso i monumenti era stato addirittura quasi divelto dalle ruspe intervenute per ripulire e spianare il terreno.

Insomma una situazione decisamente fuori luogo e anche sorprendente se si pensa che soltanto pochi mesi prima, il 2 luglio 2015, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, con una cerimonia alla quale parteciparono l’Abate di Montecassino Dom Donato Ogliari, il Sindaco di Cassino Giuseppe Golini Petrarcone e numerose altre Autorità e Sindaci del territorio,   aveva inaugurato con grande clamore mediatico un “Percorso della Battaglia” sulla base di un progetto che intende valorizzare quei luoghi per il loro interesse storico-militare, facendone un’area dedicata alla pace a alla riconciliazione tra i popoli. Nella circostanza tutti furono compiaciuti del fatto che dopo decenni di chiusura l’area dell’Albaneta veniva aperta al pubblico in modo libero e gratuito per rendere possibile la visita ai siti della battaglia.

Questa   paradossale vicenda ha suscitato una generale indignazione non solo nell’opinione pubblica locale, ma anche a livello nazionale e internazionale. Le prime a farsi sentire sono state le   Associazioni ambientaliste e storiche di Cassino che, dopo aver presentato esposti alle Autorità chiedendo il sequestro immediato del “villaggio”, nella mattinata del 6 dicembre hanno tenuto un Sit-in al piazzale del Cimitero polacco per protestare contro quella che veniva giudicata una squallida operazione commerciale in un luogo che doveva essere lasciato intatto nella sua sacralità.

Il sito web “Dal Volturno a Cassino”, che è un sito dedicato alla battaglia di Montecassino, ha promosso una petizione on line al Presidente Zingaretti per chiedere di fermare una tale sconsiderata iniziativa che si poneva peraltro in totale contrasto con le finalità per cui lo stesso Zingaretti aveva inaugurato a luglio 2015   il “Percorso della Battaglia”.

La petizione, che ha raccolto finora quasi 5000 firme, è stata sostenuta anche da tantissime Associazioni di polacchi in Italia e   nel mondo.

Nello stesso tempo, su iniziativa dell’”Associazione Linea Gustav” di Cassino, veniva diramato un comunicato stampa di protesta al quale aderivano molte Associazioni ambientaliste e storiche italiane e al quale si univano quasi tutte le Associazioni dei polacchi in Italia.

Anche il “Comitato per la Bellezza” di Vittorio Emiliani ha aderito alla protesta denunciando in un comunicato come la creazione sul pianoro storico dell’Albaneta di una sorta di parco natalizio si ponesse in stridente contrasto con il dovere che riguarda tutti di rispettare la memoria delle decine di migliaia di militari di tanti Paesi che in quell’area persero la vita.

L’indignazione manifestata di tanti italiani è stata per certi versi sorprendente. Che fossero indignati i polacchi era una cosa quasi scontata, ma non era affatto scontato  che lo fossero anche tanti italiani. Per questo motivo e per dare maggiore forza alla protesta, l’Associazione Generale dei Polacchi in Italia, la Fondazione Umiastowska e la Fondazione del Museo Memoriale di Montecassino hanno deciso di unirsi alle azioni messe in atto dalle   Associazioni italiane, come la petizione promossa dal sito  “Dal Volturno a Cassino” e il comunicato stampa promosso dall’Associazione “Linea Gustav” di Cassino, evitando di fare una propria autonoma azione di protesta, la quale, venendo solo da parte polacca, sarebbe stata inevitabilmente circoscritta, etichettata come di parte e quindi svuotata di efficacia.  E’ stato quindi inviato a oltre 50 Associazioni di polacchi in Italia e all’estero un appello a firmare la petizione il cui testo in italiano è il seguente:

Cari Amici,

A Montecassino sui luoghi in cui tanti soldati del 2° Corpo polacco immolarono le loro giovani vite “per la nostra e la vostra libertà” si sta perpetrando uno scempio che è un  vero e proprio affronto alla memoria dei caduti. 

Una società privata ha preso in affitto dall’Abbazia, che ne è proprietaria, l’area del campo di battaglia di Montecassino (260 ettari) per realizzare iniziative commerciali che nulla hanno a che vedere con il carattere sacro di quei luoghi.  In questi giorni è stato aperto  un “Villaggio di Babbo Natale” a pagamento. Per realizzare questo “Villaggio” hanno compiuto anche operazioni distruttive come il taglio di alberi e scavi con le ruspe. L’area della vecchia cava, quella da cui furono estratte le pietre utilizzate nella costruzione del cimitero polacco, è stata letteralmente devastata e il cippo segnaletico collocato dal 2° Corpo nel 1945 quasi divelto (ved. foto allegate).

A causa della presenza di questo “Villaggio” non è più possibile accedere ai monumenti del 4° reggimento corazzato Skorpion e della 5° divisione (5KDP).

Sappiamo che dall’Ambasciata polacca di Roma sono state fatte numerose lettere di richiesta di chiarimenti all’Abbazia e a tutti gli Enti coinvolti. Ma dall’Abbazia minimizzano. “Si tratta solo di un presepe” affermano. Purtroppo non è così.

A Cassino c’è stato molto sconcerto  per questa iniziativa giudicata da tanti italiani  inopportuna e dissacratoria. Le locali associazioni ambientaliste e storiche si sono subito attivate. Domenica 6 dicembre c’è stato un sit-in di protesta al piazzale del cimitero polacco. Sono state fatte diverse denunce alle autorità e,  in seguito a queste denunce,  alcune strutture del “Villaggio” sono state poste sotto sequestro.

Sembrava che con  il sequestro delle strutture l’iniziativa potesse essere annullata, invece con una certa sorpresa il magistrato ha disposto il dissequestro degli immobili e quindi i promotori “sono ripartiti alla grande” come da loro affermato in un comunicato stampa.

E’ necessario perciò far sentire anche la nostra voce di protesta. 

Il sito “Dal Volturno a Cassino” ha promosso una petizione al Presidente della Regione  Lazio Nicola Zingaretti perché  sospenda questa iniziativa meramente commerciale e oltraggiosa. 

E’ importante  dare un segnale di forte disapprovazione anche perché, da quanto si legge sulla stampa,  la società avrebbe affittato tutta l’area della battaglia per venti anni al costo di 50.000 euro l’anno. Quindì è chiara l’intenzione (e la necessità)  di mettere in atto questa e altre azioni  speculative che sono una vera e propria offesa alla memoria dei caduti. 

Vi invitiamo quindi a firmare e a far firmare la petizione

 

Il Sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone, escludeva qualsiasi coinvolgimento del suo Comune nella squallida iniziativa, che anzi definiva “un oltraggio a pagamento”, annunciando che alcune strutture del villaggio il 7 dicembre erano state poste sotto sequestro dai vigili urbani di Cassino, perché giudicate abusive sotto il profilo urbanistico.

Il sequestro delle strutture, se confermato, avrebbe comportato un drastico ridimensionamento delle attività commerciali inizialmente previste e quindi posto le premesse per una chiusura del villaggio.

L’autorità giudiziaria, però, non convalidava il sequestro e il 9 dicembre restituiva le strutture alla piena disponibilità dei organizzatori del villaggio, i quali facendosi forti di questa decisione del giudice annunciavano con enfasi con un comunicato stampa: “il   Villaggio di Babbo Natale riparte alla grande”.

L’Ambasciata polacca di Roma, dal canto suo, consapevole dell’enorme importanza che Montecassino riveste per il popolo polacco, ha chiesto subito spiegazioni all’Abbazia di quanto stava avvenendo non ricevendo però risposte soddisfacenti.

Il giorno 13 dicembre la Console polacca, Sig.ra Ewa Mamaj, effettuava un sopralluogo in incognito a Montecassino per verificare di persona la situazione. Durante il sopralluogo la Console, che nella circostanza era anche costretta a pagare il biglietto di accesso al “Villaggio di Natale”, si rendeva conto direttamente di quanto tutta l’operazione fosse indecorosa e ingiuriosa per la memoria dei soldati polacchi.

L’Ambasciata inoltrava quindi una nota di protesta al Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nella quale esprimeva la propria risoluta indignazione per l’accaduto, che colpiva la dignità del più importante luogo di memoria polacco in Italia, chiedendo alle autorità italiane di intraprendere le opportune ed efficaci azioni in modo da fermare l’iniziativa in corso e di prevenire simili incidenti in futuro. Nella nota l’Ambasciata lamentava anche il mancato rispetto degli standard internazionali elaborati dall’UNESCO in merito alle cosiddette buffer zone, vale a dire le zone poste in diretta adiacenza ai luoghi di memoria.

Nei giorni successivi continuava l’azione dell’Ambasciata volta a far recedere gli organizzatori dal portare avanti una iniziativa che aveva offeso milioni di polacchi e, finalmente, grazie al decisivo intervento dell’Ambasciatore Tomasz Orlowski, il 18 dicembre gli organizzatori annunciavano che avrebbe chiuso il “Villaggio”.

Questa decisione veniva accolta con grande soddisfazione da tutti coloro che si erano attivati per contrastare una tale iniziativa. Tutti riconoscevano all’Ambasciata polacca il merito principale del successo ottenuto e a Cassino dopo che si era diffusa la notizia si commentava “dopo 71 anni i polacchi hanno nuovamente conquistato Montecassino”.

La chiusura del “Villaggio di Natale” non può però essere considerata sufficiente. Si può dire che è’ stata vinta una battaglia ma la guerra è ancora in corso. In effetti il vero problema è il contratto di affitto a lungo termine dei 260 ettari di tutta l’area dell’Albaneta nel quale si prospettano attività poco consone al carattere sacro dei luoghi. Nel contratto si prevedono attività agrituristiche che vanno dalla somministrazione di cibi e bevande, ai pernottamenti nelle fattorie, alla produzione di birra artigianale e altro, il tutto dopo aver pagato un biglietto di accesso a tutta la zona.

Anche senza voler pensare ai “birrifici” e alle  “feste della birra” paventate da tanti,  già le attività di una normale azienda agrituristica sarebbero completamente fuori luogo se consideriamo che è diventata prassi di molti agriturismi organizzare banchetti per cerimonie varie (matrimoni, comunioni, compleanni…). Si tratta di attività che possono essere perfettamente legittime in altri punti del territorio, ma non sono consone ad un luogo come l’Albaneta di Montecassino, dove giovani di tante nazionalità persero la vita e dove ancora oggi giacciono le salme insepolte di centinaia di dispersi mai ritrovati.

Per scongiurare il ripetersi in futuro di sgradevoli episodi come quelli del “Villaggio di Natale” sarebbe opportuno che le aree fossero tutelate, nel loro carattere specifico di luogo di una delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale, con uno strumento giuridico ad hoc, che oggi manca. A questo proposito bisogna dire che purtroppo ancora non esiste in Italia una normativa specifica per la tutela dei siti delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, ma un aiuto potrebbe venire dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, ossia dal D.Lgs n. 42 del 2004, che potrebbe offrire due soluzioni. Una prima soluzione sarebbe quella di introdurre su tutta l’area dell’Albaneta, su iniziativa ministeriale e secondo la procedura prevista all’art. 10 e seguenti del “Codice”,   un vincolo monumentale dello stesso tipo di quello esistente dal 1993 sull’Abbazia di Montecassino e aree limitrofe. Una seconda soluzione, di iniziativa in questo caso regionale,   potrebbe venire dall’applicazione della normativa paesistica prevista dall’art. 136 e seguenti del Decreto Legislativo n. 42 del 2004 ” Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. In base a questa normativa tutta l’area dell’Albaneta, proprio per le sue peculiarità storico-militari di rilevanza mondiale,   potrebbe essere dichiarata   “area di notevole interesse pubblico” dalla Regione Lazio ed essere sottoposta a delle specifiche prescrizioni finalizzate alla tutela e alla valorizzazione del sito della battaglia, in modo da impedire iniziative privatistiche e unilaterali in contrasto con i valori espressi nella dichiarazione. In questa prospettiva potrebbero inserirsi e   svilupparsi dei progetti di recupero del sito, tesi alla realizzazione di un parco tematico del campo di battaglia di Montecassino dello stesso ti po di quelli esistenti nei siti di altre grandi battaglie.

Da parte polacca un’azione molto importante ai fini del recupero della specificità dell’area sarebbe quella di creare le condizioni per ripristinare i percorsi, realizzati nel 1945 dal 2° Corpo polacco, verso i tre monumenti eretti nei punti nevralgici della battaglia:

  • il monumento della 3° Divisione Carpazi ( l’obelisco a quota 593);
  • il monumento della 5° Divisione Kresowa (la croce metallica a quota 575);
  • il monumento al 4° Reggimento corazzato Skorpion (il carro armato del S.Ten Bialecki al termine della Cavendish Road – la “Droga Polskich Saperów).

Si trattava di percorsi anche carrabili   tra i vari monumenti, dotati di appositi cippi segnaletici nei punti di imbocco dei vari tratti viari (ricordo che uno dei cippi segnalatici è stato anche inglobato nel Villaggio di Natale). Di quello che era il “percorso dei monumenti polacchi” attualmente è agibile solo la strada che conduce all’obelisco della 3° divisione. Il carro armato è raggiungibile con tratti di strade alternative (di cui l’Abbazia rivendica tra l’altro il possesso esclusivo), mentre la croce metallica è raggiungibile soltanto passando attraverso i campi e la montagna, in quanto la strada di accesso realizzata dal 2° Corpo nel 1945 è ora completamente inagibile (è stata in qualche modo agibile fino al 1994 quando fu eseguito l’ultimo intervento di manutenzione del monumento ed era ancora possibile arrivare in auto alla croce).

Il recupero di questi percorsi sarebbe importante per una serie di motivi.

In primo luogo per recuperare le opere viarie realizzate dal 2° Corpo polacco nel 1945, che, in quanto tali, hanno valore di testimonianza storica.

In secondo luogo servirebbe a rendere possibile   la visita ai monumenti a tutti,   giovani e anziani, e non solo agli esperti escursionisti o   praticanti del tracking.

In terzo luogo servirebbe a consentire di fare lavori di manutenzione dei monumenti, che, nelle attuali condizioni di accessibilità, sono resi molto difficili e, nel caso della croce metallica a quota 575, addirittura impossibili. La mancanza di manutenzione porterà inevitabilmente al   progressivo forte degrado dei monumenti, che già ora avrebbero bisogno di importanti opere di restauro.

Recuperare il percorso dei monumenti polacchi servirebbe infine a segnare una presenza polacca più visibile e quindi ad evitare che qualche maldestro imprenditore a caccia di guadagni facili possa agire indisturbato in quell’area, come avvenuto a dicembre dello scorso anno.

Pietro Rogacien

 

 

 

ALBANETA – Intervento Assemblea 12-03-2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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